CRITICHE

Giorgio Gregorio Grasso

Critico e storico d'arte

Una ricerca introspettiva che analizza il sé interiore ponendolo in un contrasto dialettico con “l’esterno”, con il mondo sociale. Un dialogo che si avviluppa in un crescendo di forze contrapposte dettando lo scontro silenzioso dal quale si generano le opere di Lorena Ulpiani. L’artista, d’origine marchigiana ha irrotto nel panorama dell’arte contemporanea nel 2011 donando al pubblico la possibilità di contemplare un’indagine artistica complessa e personale che da anni ormai, Lorena portava avanti in solitudine facendo del silenzio la sua ispirazione. Ella, infatti, ha scelto di ascoltare e di ascoltarsi attraverso la fruizione di quei “suoni non udibili” contemplando il silenzio come fonte di percezioni e ispirazioni infinite, come vuoto generatore di immagini e colori. Il frutto di questo ascolto sono quadri dall’essenza astratta concretizzati in una ripartizione della tela ben precisa, non frutto della casualità ma di uno studio approfondito degli spazi, definita da colori brillanti stesi con campiture piatte accostati in modo tale da definire un ordine emotivo in un caos d’impatto visivo. La scelta di utilizzare il colore a olio funge da valore aggiunto al suo lavoro arricchendone l’opera. Come detto in precedenza, infatti, l’artista parte da una riflessione interiore, da un’attenzione particolare per il “sé” e, la tecnica olio su tela, per le sue caratteristiche tecniche e ottiche, possiede questo valore di calore, interiorità, emanazione personale, di un lavoro continuo con che può mutare nel tempo grazie ai suoi tempi di asciugatura molto lunghi.
Le opere di Lorena compongono, quindi, un immaginario complesso per significati e composizioni, eppure hanno quella capacità innata di comunicare all’osservatore imprimendone nell’animo emozioni forti e magnetiche. La geometria delle sagome diventa qui una formula alchemica che racchiude la definizione di un legame con il mondo presentandosi agli occhi dell’osservatore come un problema da risolvere per raggiungere un maggior grado consapevolezza. Ma questo “ostacolo progressivo” non viene mostrato per rimanere irrisolto, ed ecco che all’interno del quadro compare quella chiave amorfa e incolore che ci permette di decifrare il linguaggio di Lorena avviando una dialettica diretta e binaria con l’opera stessa.
(Storico e critico d’arte)

Claudio Lepri

Critico d’arte

Artista che tende al segno geometrico nelle sue opere di pura costruzione astratta. Il procedere della composizione rivela una armonica e sapiente distribuzione di forme e colori, dove nulla appare affidato al caso, e il variare dei cromatismi, tendenzialmente tenue e delicato, converge in immagini affabulatorie ricche di eleganza nel contesto di un assoluto rigore geometrico. E’ l’artista del colore e sa attenersi con ispirato senso dimensionale alle regole di ben precise scale cromatiche.

Paolo Grigoli

Storico e critico d'arte

Lorena Ulpiani dipinge geometrie cromatiche con campiture omogenee che guardano alla visione coloristica di Mondrian, Klee, Dorazio e Perilli. Il suo è un tipo di astrazione lirica che già la contraddistingue, in modo inequivocabile, con una serie di accostamenti cromatici chiari e solari che vengono avvicendati in modo esemplare: per arrivare a sentire i vari passaggi dell’anima.
Kandinskij diceva: “ Il punto, semi-immaginato in astratto o pensato, è idealmente piccolo e rotondo, ma sia le sue diramazioni che i suoi limiti sono relativi. Il punto però, può assumere un numero infinito di figure; può sia svilupparsi verso forme geometriche che sfociare in altre forme libere. Possono esserci angoli acuti e inclinazioni verso il triangolo e per suo bisogno trasformarsi in quadrato. Quindi non si possono fissare dei limiti, il segno dei punti è sconfinato”.
Queste affermazioni dell’iniziatore dell’arte astratta, dopo più di un secolo dal primo acquarello astratto, ci portano alle innumerevoli contaminazioni e ai numerosi movimenti che si sono susseguiti: simbolismo, futurismo, costruttivismo, cubismo, spazialismo, informale, concettuale, pop art ecc ecc. Fino a giungere ai nostri giorni.
Questa miscellanea di spazio, tempo, luce, forme e soprattutto cromie, ha portato la nostra artista ad armonizzare ed equilibrare queste sue forme geometriche spaziali, manifestandole in opere personalizzate con un equilibrio sconvolgente. Queste magie di forme e colori permettono di capire quanto sia difficile, interessante e soprattutto coinvolgente il “mondo dell’arte”: benvenuta Lorena.

Giulia Sillato

Storica e critica d’arte, fondatrice del Metaformismo

“Nell’arte pittorica l’artista riversa tutto il suo universo fantastico. La tela è il piano virtuale dove proiettare fantasmagorìe geometriche, che suggeriscono anfratte spazialità e prospettiche sorprese, tagliate da nascoste angolature: esse appaiono giustapposte dalla forza coagulante e suasiva del colore. Movimenti irregolari, acentrici, spezzati da contrappunzioni cromatiche, intessono le linee di un’architettura che sembra scaturita da un abile gioco di prestigio e che esibisce numerosi momenti di armonia in più isole separate e diverse di questo mosaico fortemente cromico, dominato dall’ansia di nuovi percorsi creativi attraverso focali sghembe e disarmonie apparenti. Il sostrato letterario che plasma la sua formazione avvalora la storica ipotesi di complotto artistico tra scienze esatte e poesia e su questa formula interattiva, che imbriglia emozione e razionalità insieme, l’artista incentra tutta la sua poetica, rivolta a cogliere i magici attimi di congiunzione tra opposte polarità”.

Massimo Deyla

Poeta e critico d’arte

Informale, si potrebbe chiamare, la geometrica creazione che sentiamo respirare attraverso i colori delle tele di Lorena, ma le ricerche possono essere considerate antiche: come la scuola delle geometrie di Pitagora o di Euclide, in cerchi e quadri. Una presentazione dalle mille forme conosciute nel converso ciclo dei colori. In Lorena si riconosca l’astratto-informale, semplice, di cui Kandinzkij è stato l’iniziatore (“Giallo, rosso, blu” del 1925; “Accento in rosa” 1926; “Alcuni cerchi” 1926) che lei tiene nella memoria profonda. E in terreno fertile. Mai si fa interprete di un irrazionale geometrico nel rigoroso alternarsi di bianchi e neri alla maniera del più recente Ruckriem. Ne è rinnovata interprete, ma solo a colori attraverso l’evocazione grafica. Conferisce ai suoi “giochi”, come ama chiamarli, il sapore dell’avanguardia costruttivista ma sviluppa con le sue invenzioni combinazioni dettate dall’armonia personale. Quelle di un cromatismo surreale. Non “schegge” ma armonie, composizioni talora sospese nello spazio, tal altra, pur con ritmo raffinato, saldamente poste per terra.

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